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	<title>Senatore Giuseppe Esposito pdl tts Centro Studi Sviluppo Relazioni per la Sicurezza copasir</title>
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	<description>News e articoli del Senatore Giuseppe esposito pdl copasir</description>
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		<title>Esposito: Pirateria dare competenza ai privati.</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 18:01:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(9Colonne) Roma, 22 feb &#8211; &#8221;Sospendiamo la legge che prevede i militari sulle nostre navi mercantili e diamo la competenza a contractors specializzati privati&#8221;. Lo chiede il senatore del Pdl, Giuseppe Esposito della Commissione Difesa secondo il quale &#8221;se e&#8217; vero che l&#8217;armatore ha ordinato alla nave che era in acque internazionali, di tornare a &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.giuseppeesposito.it/2012/02/22/esposito-pirateria-dare-competenza-ai-privati/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(9Colonne) Roma, 22 feb &#8211; &#8221;Sospendiamo la legge che prevede i militari sulle nostre navi mercantili e diamo la competenza a contractors specializzati privati&#8221;. Lo chiede il senatore del Pdl, Giuseppe Esposito della Commissione Difesa secondo il quale &#8221;se e&#8217; vero che l&#8217;armatore ha ordinato alla nave che era in acque internazionali, di tornare a un porto indiano allora e&#8217; inutile che si consente ai militari di essere presenti a bordo per difendere le navi.<br />
Sospendere dunque &#8211; conclude l&#8217;esponente del Pdl &#8211; la legge dell&#8217; agosto 2011 e mettere in atto un decreto per inserire personale privato, munito di relative e comprovate pari capacita&#8217; e competenze&#8221;. </p>
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		<title>Riforme: tetto massimo di legislature.</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 19:12:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Mi chiedo se nel corso delle riunioni di vertice dei partiti si è mai discusso della vera necessità di riforma costituzionale. Coloro che hanno portato allo sfacelo della politica, nascondendosi dietro ai tecnici, adesso stanno ripensando alle formule elettorali-politiche per salvare solo il salvabile e se stessi? La proposta invece che potrebbe rappresentare un vero &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.giuseppeesposito.it/2012/02/21/riforme-tetto-massimo-di-legislature/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/images-7.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2731" title="images-7" src="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/images-7-e1329850388799-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>“Mi chiedo se nel corso delle riunioni di vertice dei partiti si è mai discusso della vera necessità di riforma costituzionale. Coloro che hanno portato allo sfacelo della politica, nascondendosi dietro ai tecnici, adesso stanno ripensando alle formule elettorali-politiche per salvare solo il salvabile e se stessi? La proposta invece che potrebbe rappresentare un vero segno di cambiamento e ridare dignità alla politica, oltre alla riduzione dei parlamentari e alla riforma costituzionale,  è mettere il tetto massimo di due o tre legislature ai parlamentari eletti. In questo modo non ci sarebbero più i professionisti della politica così come avviene già per Comuni e Province”.</p>
<p>Postato su Facebook e su Twitter</p>
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		<title>L’art. 18 si scontra con le lobby.</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 19:03:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;articolo di Gianpiero Cantoni docente di Economia Internazionale, senatore PdL e Presidente della Commissione Difesa del Senato. Il governo Rajoy ha realizzato, di fatto a una manciata di giorni dall&#8217;insediamento, una importante riforma del lavoro. In Spagna la disoccupazione è ormai a tassi stellari: oltre il 22% della popolazione, stiamo parlando di 5,3 milioni di persone &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.giuseppeesposito.it/2012/02/21/l%e2%80%99art-18-si-scontra-con-le-lobby/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/images-8.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2735" title="images-8" src="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/images-8-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Pubblichiamo l&#8217;articolo di Gianpiero Cantoni</strong></p>
<p><em>docente di Economia Internazionale, </em><em>senatore PdL </em><em>e Presidente della Commissione Difesa del Senato.</em></p>
<p>Il governo Rajoy ha realizzato, di fatto a una manciata di giorni dall&#8217;insediamento, una importante riforma del lavoro. In Spagna la disoccupazione è ormai a tassi stellari: oltre il 22% della popolazione, stiamo parlando di 5,3 milioni di persone senza lavoro.La riforma favorisce la contrattazione delocalizzata e riduce i costi di licenziamento: misura fondamentale perché le imprese possano assumere a tempo indeterminato con meno timore. È l&#8217;eterno problema dell&#8217;articolo 18, dalle nostre parti.</p>
<p><span id="more-2733"></span>L&#8217;articolo 18 in teoria tutela il lavoratore, offrendogli garanzie contro il licenziamento senza giusta causa (categoria troppo ampia e vaga: riguardasse effettivamente solo i licenziamenti legati a discriminazione, la situazione sarebbe ben più chiara). In pratica l&#8217;articolo 18 disincentiva le imprese dall&#8217;investire nella crescita dimensionale, contribuendo al loro rachitismo, malattia ben nota in Italia.</p>
<p>L&#8217;eccesso di tutele implica costi eccessivi per le imprese che abbiano necessità di ridefinire le proprie dimensioni, riducendo il numero degli occupati. Questi costi eccessivi a loro volta incidono su prospettive e investimenti delle aziende. Quello che sarebbe semplice e lineare in una realtà statica diventa complesso e produce esiti non voluti nella sua dimensione dinamica.</p>
<p>Gli spagnoli lo hanno capito e hanno varato una riforma che va nella direzione giusta. Il cambiamento più rilevante è la riduzione dei costi di licenziamento senza giusta causa per i contratti ordinari a tempo indeterminato, che scendono a 33 giorni per anno lavorato e un totale di 24 mesi, rispetto ai precedenti 45 giorni per anno lavorato.</p>
<p>Il licenziamento per causa oggettiva, ovvero per problemi economici delle aziende, che prevede un&#8217;indennità di 20 giorni per anno lavorato, sarà più facile: si potrà applicare quando l&#8217;impresa registri perdite o anche «cadute delle entrate o vendite» durante tre trimestri consecutivi.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di Rajoy non è quello di consentire che le aziende licenzino di più. Sarebbe demenziale. Il governo spagnolo parte invece dalla constatazione che in momenti così complessi le ristrutturazioni d&#8217;impresa sono all&#8217;ordine del giorno, e pertanto bisogna agevolarle: perché se l&#8217;alternativa è fra un&#8217;azienda più piccola ma che resta viva e un giorno potrà tornare a crescere, e una che muore, non c&#8217;è dubbio su che cosa faccia più Pil e più occupati.</p>
<p>Agevolando le ristrutturazioni, si scommette sulla crescita economica. Solo facendo crescita economica, potremo tornare ad aumentare l&#8217;occupazione. Il governo spagnolo lo sa, e lo sa anche quello italiano. Mario Monti sull&#8217;articolo 18 ci ha messo la faccia. Ma si è trovato davanti lo stesso fuoco di fila contro cui aveva sbattuto Berlusconi. C&#8217;è il rischio che, quando le idee del governo si tradurranno in un disegno di legge, questi veti s&#8217;insinuino anche in Parlamento e trovino in qualche parlamentare compiacente un facile veicolo.</p>
<p>Mi spaventa quello che sta avvenendo con la conversione del decreto sulle liberalizzazioni. Da destra e da sinistra, è tutto un moltiplicarsi di emendamenti.</p>
<p>I miei amici liberisti dell&#8217;Istituto Bruno Leoni hanno prodotto molte brillanti analisi sul perché le liberalizzazioni di Monti e Catricalà sono in realtà troppo timide. Ma il sapore degli emendamenti parlamentari è ben altro. Dalle commissioni sta uscendo un approccio di tipo neocorporativo: ognuno protegge i suoi. E il gioco democratico? In parte è così. Le categorie sono alla fin fine composte da elettori, e quando ci sono i voti di mezzo in politica la concorrenza è spietata. Siamo però in un momento grave e complesso. Mi piacerebbe trovassimo il coraggio di fare la cosa giusta, al di là del nostro tornaconto a breve termine. Non dico come ai tempi della Thatcher, esempio troppo lontano. Come in Spagna al tempo di Rajoy&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una testa un voto, è questa l&#8217;idea forte.</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 19:29:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le tessere non sono neanche un po&#8217; le protagoniste dei congressi provinciali del Popolo della Libertà. E&#8217; la gente, sono le persone. Chiunque abbia partecipato o osservato senza pregiudizi gli appuntamenti per le elezioni della dirigenza locale lo ha constatato per l&#8217;evidenza di uno spettacolo popolare. Anche chi &#8211; come accade nelle migliori famiglie, e non dovrebbe &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.giuseppeesposito.it/2012/02/19/una-testa-un-voto-e-questa-lidea-forte/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/images14.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2725" title="images" src="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/images14-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le tessere</strong> non sono neanche un po&#8217; le protagoniste dei congressi provinciali del Popolo della Libertà. E&#8217; la gente, sono le persone. Chiunque abbia partecipato o osservato senza pregiudizi gli appuntamenti per le elezioni della dirigenza locale lo ha constatato per l&#8217;evidenza di uno spettacolo popolare. Anche chi &#8211; come accade nelle migliori famiglie, e non dovrebbe accadere &#8211; ha lavorato più sui pacchi di tessere che sulle adesioni convinte, ha dovuto piegarsi a questa realtà. <strong>Una testa un voto, è questa l&#8217;idea forte.</strong></p>
<p>Ma una testa con un cervello dentro e non un numero da far valere a prescindere dalla fatica gioiosa di partecipare alla costruzione del maggior partito italiano.Sia dove c&#8217;e&#8217; stata competizione tra liste concorrenti, sia dove c&#8217;e&#8217; stato consenso unitario sul coordinamento, il fatto di recarsi non sotto casa, o comunque nel proprio paese, ma di spostarsi fuori mano, per ascoltare, parlare, scegliere è stato un esercizio dove <strong>la partecipazione batte sia l&#8217;antipolitica</strong> di chi sbraita o si rassegna al dominio dei poteri finanziari e giudiziari, sia la cattiva politica delle alchimie da corridoio basate su tessere senz&#8217;anima, come accadeva prima della rivoluzione berlusconiana che e&#8217; più attuale che mai. <strong>Dunque e&#8217; il caso di non dar retta alle sirene interessate del disfattismo.</strong> <strong>I disonesti e i mafiosetti hanno sbagliato indirizzo, e in nessun modo proprio il metodo &#8220;fisico&#8221; delle votazioni apre spiragli alla possibilità di rapinare o sporcare la democrazia della trasparenza che e&#8217; il sigillo morale del Popolo della Libertà.</strong></p>
<div><strong><br />
</strong></div>
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		<title>Consulta campana della legalità e della giustizia.</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 20:51:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(ANSA) &#8211; NAPOLI, 17 FEB &#8211; Si e&#8217; riunita questa mattina, nella sede regionale del Popolo della Liberta&#8217;, la Consulta &#8221;Giustizia e Legalita&#8221;&#8217; del Pdl Campania. I componenti, Carlo Sarro, Raffaele Lauro, Daniela Nugnes, Erminia Mazzoni, Giuseppe Esposito, all&#8217;unanimita&#8217; hanno proposto al commissario regionale Francesco Nitto Palma, di dedicare una giornata di riflessione all&#8217;analisi storica &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.giuseppeesposito.it/2012/02/17/consulta-campana-della-legalita-e-della-giustizia/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/Unknown4.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2727" title="Unknown" src="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/Unknown4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>(ANSA) &#8211; NAPOLI, 17 FEB &#8211; Si e&#8217; riunita questa mattina, nella sede regionale del Popolo della Liberta&#8217;, la Consulta &#8221;Giustizia e Legalita&#8221;&#8217; del Pdl Campania.<br />
I componenti, <strong>Carlo Sarro, Raffaele Lauro, Daniela Nugnes, Erminia Mazzoni, Giuseppe Esposito</strong>, all&#8217;unanimita&#8217; hanno proposto al commissario regionale <strong>Francesco Nitto Palma</strong>, di dedicare una giornata di riflessione all&#8217;analisi storica della legislazione sugli scioglimenti dei Consigli comunali per infiltrazione della criminalita&#8217; organizzata. L&#8217;evento pubblico dovrebbe articolarsi in una fase di confronto con le classi dirigenti locali, al fine di recepire testimonianze e suggerimenti in una fase di proposta di modifiche legislative, con il contribuito di personalita&#8217; istituzionali, al fine di rendere piu&#8217; mirata la normativa, evitando strumentalizzazioni politiche La Consulta ha ritenuto altresi&#8217; che i Congressi provinciali del Pdl debbano essere celebrati regolarmente, garantendo la trasparenza degli iscritti e dello svolgimento dei lavori. A tal fine, la Consulta si rende disponibile a presenziare ai Congressi, per contribuire, con il Commissario, a garantire la regolarita&#8217; delle Assise.</p>
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		<title>Alfano presenta Political Digital Accademy.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 19:08:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il lancio della Political Digital Academy segna &#8216;un momento di rinnovamento importante per il Popolo della Libera&#8217; poiche&#8217; rappresenta la prima di una serie di iniziative proposte dal segretario nazionale Angelino Alfano, riguardo la comunicazione politica digitale, al pari di quanto sta avvenendo in Paesi quali, per esempio, Stati Uniti, Inghilterra e Francia&#8217;. L&#8217;iniziativa prevede &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.giuseppeesposito.it/2012/02/16/alfano-presenta-political-digital-accademy/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/images13.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2712" title="images" src="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/images13-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il lancio della <strong>Political Digital Academy segna &#8216;un momento di rinnovamento importante per il Popolo della Libera&#8217;</strong> poiche&#8217; rappresenta la prima di una serie di iniziative proposte dal segretario nazionale <strong>Angelino Alfano</strong>, riguardo la comunicazione politica digitale, al pari di quanto sta avvenendo in Paesi quali, per esempio, Stati Uniti, Inghilterra e Francia&#8217;.<br />
L&#8217;iniziativa prevede sia una serie di incontri sia la distribuzione online di materiale utile ad approfondire gli scenari e gli aspetti tecnici della comunicazione politica online&#8221;.<br />
Agli incontri prenderanno parte esperti e rappresentanti dei principali attori tecnologici italiani e stranieri, tra i quali aziende leader come Microsoft e molte altre.<br />
Sara&#8217; inoltre avviato un &#8221;dialogo costruttivo con i principali protagonisti del settore economico e digitale al fine di lavorare su un programma politico di rafforzamento dell&#8217;economia digitale che da un lato sia di supporto e monitoraggio alla recente agenda digitale proposta dal governo e dall&#8217;altro lato sviluppo iniziative utili per colmare il divario digitale nel Paese e<strong> favorire la creazione di una Silicon Valley italiana&#8217;</strong>&#8216;.</p>
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		<title>Santadriano o Sanremo?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 15:34:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nei Giochi olimpici, più che fare prediche la gente corre, tira a canestro, lancia giavellotti. In certi casi tira anche pugni, ma chi li prende può, se è capace, ridarli indietro con gli interessi. Chi vince al massimo porta a casa una medaglietta d’oro. Al Festival di Sanremo Adriano Celentano,invece, ha tirato sassate agli altri, &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.giuseppeesposito.it/2012/02/15/santadriano-o-sanremo/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/Sanremo2012-logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2708" title="Sanremo2012-logo" src="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/Sanremo2012-logo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nei Giochi olimpici, più che fare prediche la gente corre, tira a canestro, lancia giavellotti. In certi casi tira anche pugni, ma chi li prende può, se è capace, ridarli indietro con gli interessi. Chi vince al massimo porta a casa una medaglietta d’oro. Al Festival di Sanremo Adriano Celentano,invece, ha tirato sassate agli altri, mentre i bersagli erano legati al palo e non hanno potuto dire niente, neanche ahi! Va così ai Giochi di Sanremo: il lancio delle pietre ha un concorrente esclusivo.</p>
<p>Tira sassi in materia volgare e intasca l’equivalente in pepite d’oro. In questo caso <strong>ha attaccato i giornali cattolici, e la Chiesa, i preti, i frati e la Consulta Costituzionale</strong>. Tutto il mondo è un disastro meno Celentano. Sarà una storia già sentita, e cioè che non è bello che il tutto sia spesato direttamente dal canone pagato per forza, quasi che Celentano sia un’accisa della benzina. Ma è così. Anche Celentano è sempre il medesimo, un predicatore che pratica l’intimidazione del prossimo su mandato della Rai, che gli lascia far tutto perché fa (forse) audience. L’idea di una Italia che è chiamata tutta a sacrifici meno lui e la sua corte di cicisbei pronti a replicare le sue parolacce e a sottoscrivere i suoi insulti, è una faccenda demenziale. Settecentomila euro per una cascata di bestialità sono troppe anche se avesse tenuto davanti al video tutti telespettatori. Ha detto che versa questi denari a Emergency, dato che sono suoi amici. <strong>Un prelievo forzoso, un otto per mille dato agli amici degli amici, i quali fanno i benefattori ed è molto bello, ma dovrebbe esistere il diritto di scegliere anche nel campo della carità.  </strong></p>
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		<title>Soltanto tappeti rossi al governo</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 15:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Il Presidente del Consiglio da quando è entrato in carica è andato già nove volte in televisione. Sempre senza contraddittorio. Sempre con domande e risposte molto cerimoniose. Sempre con giornalisti che antepongono, solo adesso, il bene supremo della salvezza dell&#8217;Italia dallo spread con il titolo di Stato tedesco alle domande insistenti e ficcanti del cronista. Ci &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.giuseppeesposito.it/2012/02/15/soltanto-tappeti-rossi-al-governo/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"><a href="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/images-6.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2705" title="images-6" src="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/images-6-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Il Presidente del Consiglio da quando è entrato in carica è andato già nove volte in televisione. Sempre senza contraddittorio. Sempre con domande e risposte molto cerimoniose. Sempre con giornalisti che antepongono, solo adesso, il bene supremo della salvezza dell&#8217;Italia dallo spread con il titolo di Stato tedesco alle domande insistenti e ficcanti del cronista. Ci spiegano che questi appuntamenti sono giustificati dalla necessità di informare e convincere i cittadini sull&#8217;operato del Governo.<span id="more-2704"></span> </span></strong></p>
<p><strong><span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;">Esattamente quello che si chiedeva al tempo del Governo di centrodestra e che fu sempre respinto sdegnosamente, anzi rigettato con perdite, nel nome della libertà di critica, sacrosanta libertà che ora però deve essersi perduta in qualche remoto meandro del sistema dei media. Bastava dire allora &#8220;Berlusconi va in televisione&#8221; per attirare subito le polemiche, per dare vita a infiniti tormentoni. </span></strong></p>
<p>Non si parlava più, a quei tempi che sembrano tanto lontani, di apparizioni ma di vera e propria &#8220;occupazione&#8221; dei canali tv. E guai a chi azzardava a mettere la testa fuori dal coro degli oppositori. Dov&#8217;è finito quel coro? Si è spostato semplicemente sulla scena, non più tutto contro ma tutto a favore del Governo, tanto che la Velina Rossa, organo non ufficiale del Transatlantico della sinistra, ieri è arrivata a implorare i giornali e le tv e le radio: per favore, basta con questo continuo ripetere che i professori fanno tutto bene, ci sarà pure qualcosa, anche di minore importanza, che non è perfetto.</p>
<p>E intanto il presidente del Consiglio continua a macinare interviste da un canale all&#8217;altro, da un salotto all&#8217;altro, mentre anche il terribile &#8220;Ballarò&#8221; dedica l&#8217;attenzione ai primi giorni del Governo dei tecnici, poco importa se non siamo ancora arrivati ai fatidici primi cento della luna di miele. Tanto quella va avanti tranquilla, attraverso domande educate o meglio edulcorate, risposte che accontentano sempre anche quando non spiegano nulla, in assoluta mancanza anche di un&#8217;ombra di contraddittore dal mondo della politica. Già, la politica. Brutta, sporca e cattiva ormai senza eccezione per il concorde coro dei media: tutti pronti a dimenticare che proprio la politica, è ovvio: la buona politica, resta il sale della democrazia fondata anzitutto sul libero voto degli elettori.</p>
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		<title>Il nuovo modello di difesa secondo Monti.</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 11:14:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Commissioni congiunte Difesa Audizione del Ministro della Difesa Senato della Repubblica &#8211; 15 febbraio 2012 Signori Presidenti, Onorevoli Senatori e Deputati, sono qui oggi ad illustrare gli orientamenti  del Governo per la ristrutturazione dello Strumento Militare; proposta alla quale avevo fatto cenno nella seduta congiunta dello scorso primo dicembre. E’ un impegno,quello del confronto col &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.giuseppeesposito.it/2012/02/15/difesa-dipaola-monti/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/Unknown3.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2702" title="Unknown" src="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/Unknown3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Commissioni congiunte Difesa<br />
Audizione del Ministro della Difesa<br />
Senato della Repubblica &#8211; 15 febbraio 2012</strong></p>
<p>Signori Presidenti, Onorevoli Senatori e Deputati,<br />
sono qui oggi ad illustrare gli orientamenti  del Governo per la ristrutturazione dello Strumento Militare; proposta alla quale avevo fatto cenno nella seduta congiunta dello scorso primo dicembre.<br />
E’ un impegno,quello del confronto col Parlamento,che avverto fortemente, perchè progetti di ristrutturazione di rilevante portata richiedono ampia condivisione. Questo è del resto il significato della risoluzione approvata recentemente dalla Commissione Difesa della Camera, che ho condiviso, che impegna il governo a riferire in Parlamento sulle linee guida di revisione dello strumento militare, tenendo conto del ruolo consultivo del Consiglio Supremo di Difesa. La mia audizione di oggi,dopo la presentazione al Consiglio Supremo di Difesa ed al Governo risponde a questa esigenza e a questo impegno.<span id="more-2698"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Signori Presidenti, Onorevoli Senatori e Deputati</p>
<p>Le tre linee tracciate dal governo basate su rigore, equità e crescita hanno permeato tutto il lavoro, dando vita a previsioni di provvedimenti graduati nel tempo per far fronte alla ineludibile realtà dell’austerità finanziaria nonché alle necessarie prospettive di sviluppo e modernizzazione della Difesa.</p>
<p>Illustrerò di seguito gli elementi essenziali della riforma elaborata per mettervi al corrente dei cambiamenti che propongo di apportare alla struttura delle Forze Armate. Lo farò delineando, quello che è il quadro di riferimento geo-strategico nel quale ci troviamo ad operare, coniugandolo con il momento di eccezionale difficoltà finanziaria ed economica che stiamo attraversando. La situazione complessiva impone l’adozione di un complesso di misure rilevanti ed incisive anche nel settore della Difesa.</p>
<p>Il quadro geo-strategico si caratterizza per una elevata fluidità di molti fattori chiave; una fluidità che si traduce, in sostanza, in una elevata instabilità.</p>
<p>Il primo di tali fattori è rappresentato dal mutare degli equilibri politici ed economici globali, con l’ormai ben nota ascesa sulla scena globale di “nuove potenze”.</p>
<p>Il secondo fattore, che concorre all’instabilità globale, è rappresentato dall’emergere di nuovi rischi per la sicurezza degli Stati e del sistema internazionale nella sua globalità, tra i quali rammento il terrorismo internazionale, la crescente minaccia della proliferazione delle armi di distruzione di massa e dei loro vettori balistici, la libertà d’accesso alle risorse ed al loro libero commercio e la crescente rilevanza della sicurezza cibernetica.</p>
<p>Il terzo elemento che concorre all’instabilità è rappresentato dalla velocità del cambiamento, che talvolta fa assumere ai fenomeni caratteristiche più simili alla rivoluzione che alla trasformazione.</p>
<p>La regione Euro-Atlantica è oggi relativamente stabile, ma è circondata da una serie di instabilità presenti nell’area del mediterraneo e medio-orientale che in modo diretto e/o indiretto potranno vederci coinvolti, basti pensare che le “primavere arabe” sono iniziate a 45 minuti di volo da Roma ed hanno provocato per l’Italia un grosso afflusso migratorio, richiamando alla memoria gli eventi della crisi albanese del 1991 e successiva del 1997.</p>
<p>Questa grande instabilità globale e regionale si sta sviluppando, inoltre in un periodo di austerità fiscale per tutti i paesi occidentali che li impegna ad avviare processi di modifica strutturale delle proprie organizzazioni di Sicurezza e Difesa e dei propri strumenti militari.</p>
<p>In particolare, è in corso negli Stati Uniti un ridimensionamento quantitativo delle Forze Armate nel momento in cui si va volgendo una maggiore attenzione gravitazionale verso quelle regioni del globo dove più a rischio sono diventati gli interessi strategici di Washington, quindi l’area dell’Asia e del Pacifico. L’Europa rimane partner strategico degli Stati Uniti nel quadro dell’Alleanza Transatlantica, ma – in estrema sintesi – gli Europei sono oggi invitati a fare di più, in particolare nell’area euro-mediterranea e medio-orientale. Diviene pertanto ineludibile il rafforzamento delle capacità militari europee e una maggior condivisione delle responsabilità e degli oneri fra le due sponde dell’Atlantico.</p>
<p>Le missioni internazionali  di recente presentate a queste Commissioni sotto l’egida ONU, UE e NATO sono il contributo sostanziale del nostro paese alla stabilità internazionale, un contributo essenziale alla politica estera ed al ruolo internazionale del nostro Paese, come autorevolmente dichiarato dal Presidente della Repubblica, dal Capo del governo e dal Ministro degli Esteri.</p>
<p>Esse rappresentano anche uno dei modi con cui contribuiamo ad assicurare la sicurezza e la difesa dell’Italia e degli Italiani. Perché oggi questa difesa la si garantisce non solo e non tanto alle frontiere, bensì fuori di esse, a distanza, là dove i rischi e le minacce si manifestano e si alimentano.</p>
<p>Il quadro geo-strategico che ho tracciato è pienamente condiviso con i nostri alleati, sia in ambito atlantico sia dell’Unione Europea. E’ proprio da quel  quadro condiviso che discendono la pluralità di impegni che la Difesa ha assunto, impegni che L’Italia è chiamata a continuare ad onorare.</p>
<p>Lo scenario di riferimento per pianificare il futuro dello Strumento Militare è, quindi, quello  condiviso nel contesto del sistema dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica delle quali l’Italia fa parte e che come ci ricorda il Presidente della Repubblica rappresenta il nostro riferimento fondamentale.</p>
<p>Da questo scenario discende il requisito di un sistema militare nazionale che sia pienamente interoperabile ed integrabile con quello degli alleati, quindi tecnologicamente avanzato, che sia proiettabile là dove necessario, che sia sostenibile.</p>
<p>Questi sono i requisiti indispensabili per le nostre Forze armate e questi sono gli obiettivi che si intende perseguire in coerenza con il volume di risorse effettivamente disponibile.</p>
<p>L’ancoraggio del nostro strumento militare all’evoluzione euro-atlantica deve rappresentare la nostra Stella Polare. Se vogliamo costruire una più forte realtà europea di difesa e sicurezza e, quindi, contribuire ad una più solida realtà euro-atlantica, dobbiamo impostare con coraggio un’incisiva revisione del nostro strumento militare che lo renda:</p>
<p>- coerente con l’evoluzione degli strumenti dei nostri più significativi alleati europei ed atlantici, cioè uno strumento interamente professionale, operativamente efficace con capacità operative proiettabili e sostenibili anche a distanza e tecnologicamente avanzate;<br />
- pienamente interoperabile ed integrabile con i nostri alleati europei ed atlantici più significativi;<br />
- sostenibile nel tempo e compatibile con le risorse disponibili.<br />
Solo in questo modo potremo concorrere a costruire un percorso di una più forte ed integrata identità europea di difesa e sicurezza ed un più solido rapporto transatlantico.</p>
<p>Venerdì scorso ad Helsinki, il presidente della Repubblica ha detto: “ Siamo stati concentrati sulla difesa dell’Euro mentre abbiamo bisogno di Europa in tutti i campi, anche in quello della politica Estera e di Sicurezza Comune.”</p>
<p>Questo bisogno d’Europa richiede iniziative e azioni concrete per crearne le condizioni.</p>
<p>Questo è ciò che la proposta di ristrutturazione delle Forze Armate si propone: essere in grado di esprimere le capacità operative che sono richieste ai suoi membri, in particolare a quelli maggiori dell’Unione Europea e della NATO; queste capacità operative sono di elevato livello qualitativo e tecnologico e non possono essere schiave delle dimensioni dello strumento; al contrario il dimensionamento dello Strumento che è legato alle risorse disponibili, deve essere funzionale alle capacità operative esprimibili e sostenibili.</p>
<p>In questo quadro e a fronte di queste esigenze, qual è la situazione del nostro Strumento Militare oggi ed in prospettiva?</p>
<p>E’ uno Strumento composto tutto da volontari (definito così per legge all’inizio degli anni 2000), come quello di tutti i nostri alleati euro-atlantici ma, sovradimensionato rispetto alle risorse disponibili ieri, oggi ed in prospettiva e, quindi, se non si intervenisse, destinato a perdere rapidamente l’efficacia operativa a causa del suo sbilanciamento. Nel periodo 2004-2012 il PIL italiano è cresciuto in termini monetari del 15% (da 1.391 miliardi di Euro a 1.622 miliardi di Euro). Le risorse di bilancio destinate alla Funzione Difesa sono passate nello stesso periodo dall’1,01% del PIL del 2004 allo 0,84% del PIL del 2012 con una riduzione del 16%. Ciò significa che in termini monetari l’incidenza della  Funzione Difesa è diminuita in 8 anni di oltre il 30%. Anche il valore della Funzione Difesa in termini reali è diminuito significativamente. Infatti al calo monetario del 4% dal 2004 al 2012 (da 14,1 MLD a 13,6 MLD) va aggiunta la perdita del potere d’acquisto dovuta all’inflazione, che nel settore delle spese militari per il periodo 2004-2012 può essere stimata intorno al 20/25% quindi una diminuzione in termini reali della funzione difesa del 25/30%.</p>
<p>I dati più recenti (12 gennaio 2012) elaborati dalla European Defence Agency (EDA), una agenzia europea terza ed indipendente, relativi alle spese per la difesa di tutti i paesi Europei riferiti al bilancio 2010, ci dicono che la media europea dei bilanci per la difesa, come percentuale del PIL, è di 1,61%. Il dato italiano della Funzione Difesa nel 2010 era 0,9% (percentuale tra le più basse in assoluto). La media europea della spesa del personale rispetto al totale della spesa per la difesa è del 51%; per l’Italia siamo oggi al 70%. La media europea della spesa di investimento per singolo militare è di 26.458 Euro; per l’Italia, invece, è di 16.424 Euro.</p>
<p>Inoltre a seguito della legge di stabilità 2011, la funzione Difesa ha subito una ulteriore riduzione netta di 1,5 miliardi di euro nel 2012 e complessivamente di 3 miliardi nel triennio 2012-2014.</p>
<p>Anche considerando il contributo del MISE (1300 milioni di Euro) il dato italiano della Funzione Difesa nel 2012 non cambia significativamente, risultando pari allo 0.92% del PIL , comunque molto al di sotto della media europea.</p>
<p>La conclusione di tutto quanto finora detto è di tutta evidenza: siamo uno strumento “manpower-intensive” e sottocapitalizzato.</p>
<p>Qualsiasi struttura organizzata in queste condizioni non ha futuro e finirebbe col fare default funzionale, cioè consumare risorse senza produrre output e l’output delle Forze Armate sono la loro capacità operativa.</p>
<p>Poiché nel contesto attuale di austerità fiscale non siamo in condizioni di ricapitalizzare lo strumento, al livello degli altri Paesi europei, l’unica soluzione per salvaguardare l’efficienza e le capacità operative è ridimensionare lo strumento in coerenza col capitale disponibile, cioè ridurre le sue dimensioni, orientando lo strumento verso una condizione di sostenibilità e di efficacia operativa.</p>
<p>Così come l’Europa si è data dei benchmarks finanziari per introdurre la moneta europea, anche nel settore dei bilanci della difesa vi sono dei benchmarks largamente condivisi, sia nel contesto europeo che atlantico: un riferimento tendenziale al 2% del PIL; un equilibrio nel bilancio difesa tra spese per il personale, spese per l’operatività e spese per l’investimento dell’ordine del 50/25/25%. Ebbene, a fronte di questi benchmarks, oggi la realtà italiana è dello 0,9% per il rapporto Funzione Difesa/PIL e di 70/12/18 percento per il bilanciamento tra i tre settori (personale, operatività, investimento), a conferma di una ipertrofia dimensionale ed ipotrofia funzionale del nostro strumento militare.</p>
<p>Da questa evidenza fattuale discende l’esigenza della ristrutturazione delle Forze Armate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le linee di intervento coerenti col riferimento europeo ed atlantico sono chiare:</p>
<p>1) stabilizzare le risorse destinate alla Funzione Difesa, poiché la Funzione Difesa richiede stabilità  pluriennale (almeno decennale). Quindi, guardando al triennio 2012-2014, così come definito dalla legge di stabilità 2011, la Funzione Difesa otterrà in media circa 14,1 miliardi di Euro. Ebbene, non si chiedono aumenti ma una ragionevole stabilità programmatica per la Funzione Difesa nel decennio futuro su una base di risorse finanziarie in termini reali coerenti con quelle fissate nell’ultima legge di stabilità per il biennio 2012-2014 (circa 14,1 miliardi di euro).<br />
2) Assunto questo valore quale base programmatica di riferimento di medio-lungo termine, si dovrà progressivamente ridurre la spesa del settore personale (tendenzialmente verso il 50%) e riorientare le risorse così ottenute a vantaggio del settore operatività, il più sacrificato (oggi al 12%) e dell’investimento (oggi al 18%), contando per quest’ultimo settore sul sostegno aggiuntivo del MISE a programmi di ricerca e di sviluppo tecnologici del settore Difesa. Si tratta di un sostegno coerente e funzionale al tema della crescita e dello sviluppo,uno dei tre cardini dell’azione del Governo.<br />
Il dimensionamento attuale di riferimento dello strumento è di 190.000 militari e 30.000 civili. La realtà oggi è di 183.000 militari e 30.000 civili circa.</p>
<p>Per ricondurre lo strumento ad un dimensionamento più corretto e sostenibile con le disponibilità programmatiche di riferimento, dovremo progressivamente scendere a 150.000 militari e 20.000 civili. Una riduzione, cioè, di 43.000 unità, pari a circa il 20%. Comprendo bene come una riduzione di tali dimensioni significhi, in termini aziendali, una ristrutturazione profonda, che nel mondo dell’impresa verrebbe gestita attraverso gli strumenti della mobilità e della cassa integrazione straordinaria.</p>
<p>È chiaro che questi sono strumenti non pienamente disponibili nel mondo statale, perché i militari e i  civili della difesa sono dipendenti pubblici, e pur tuttavia rimedi straordinari devono essere adottati se si vuole risolvere la situazione in tempi ragionevoli.</p>
<p>Oggi due sono i parametri che nella legislazione vigente per il personale del pubblico impiego sostanzialmente regolano la dimensione del personale: i flussi di ingresso (reclutamento) e i flussi di uscita (esodo naturale per pensionamento).</p>
<p>Con il punto di partenza attuale (213.000), per arrivare al livello desiderato (170.000) agendo sui soli flussi di ingresso (riduzione degli arruolamenti del 30%) ci vorranno 20 anni.</p>
<p>La realtà anagrafica del personale militare e civile attuale è tale che nel primo decennio non si verificheranno riduzioni significative (173.000 + 27.000 = 200.000). Solo alla fine del secondo decennio si arriverà ai livelli di regime. È chiaro che un andamento di riduzione naturale così lungo è scarsamente  significativo.  Bisogna  quindi agire non solo sugli ingressi (-30%) ma anche sui deflussi (le uscite).</p>
<p>Gli strumenti più importanti potenzialmente disponibili, qualora condivisi, sono la mobilità verso altre amministrazioni centrali e locali e verso la componente civile della Difesa, anche mediante riserve e preferenze, programmi di assistenza al reinserimento nel mondo del lavoro esterno ma anche una più estesa applicazione dello strumento della ARQ (Aspettativa per Riduzione Quadri) per i militari ,non escludendo a priori,ove fattibile e conveniente l’applicazione di forme di part time per talune funzioni e categorie di  personale.</p>
<p>Le prime tre misure sono state applicate già in passato, ma con risultati finora relativamente modesti; quindi il loro effetto è certamente utile e complementare, ma non decisivo per un più rapido snellimento della dimensione personale. L’istituto della ARQ si applica oggi solo agli Ufficiali nei gradi Colonnello/Capitano di Vascello e Generale/Ammiraglio. Estendendo tale istituto anche per gli Ufficiali nel grado di Tenente Colonnello/Capitano di Fregata ed ai Sottufficiali, questa misura consentirebbe un significativo deflusso di personale consentendo di avvicinarsi più rapidamente al livello di regime del personale militare (150.000) già in un decennio.</p>
<p>Modulando opportunamente queste misure od altre che dovessero emergere, le riduzioni verrebbero ad agire non solo sul personale di truppa (riduzione dei reclutamenti), ma anche sui Generali/Ammiragli, sulla dirigenza e sui quadri Sottufficiali (incremento degli esodi).</p>
<p>In particolare per l’alta dirigenza (Generali/Ammiragli a tre stelle) si dovrà prevedere una riduzione superiore alla media dell’altro personale che potrà essere di circa il -30% (da 48 a 35) per rendere la dimensione di tale livello più coerente col ridimensionamento complessivo dello strumento.</p>
<p>La riduzione progressiva degli effettivi della Difesa costituisce un percorso doloroso ma inevitabile e di  impatto sociale, perché per la sua dimensione (43.000 unità) e diversificazione va ad influire su una ampia platea di personale. Peraltro è un percorso che si svilupperebbe nell’arco di un decennio e più e quindi il suo impatto sarebbe diluito nel tempo e distribuito su più categorie in misura equa e trasparente.</p>
<p>Il personale è una risorsa primaria per ogni istituzione, ed ancor di più per le Forze Armate e per la Difesa e pertanto, pur nella ineludibilità e progressività temporale del provvedimento (circa un decennio), ogni attenzione andrà riservata al personale per mitigarne per quanto possibile gli effetti. E’ indispensabile ,quindi,che la difesa possa contare sull’aiuto e la collaborazione di tutte le Amministrazioni.</p>
<p>I tavoli in corso con il Ministro del Lavoro per la revisione del sistema pensionistico per i Dicasteri Difesa e Sicurezza e per la previdenza complementare dovranno tener conto della specificità del settore e della ristrutturazione dello Strumento Militare.</p>
<p>Dobbiamo apprestare le adeguate garanzie economiche, pensionistiche e di reimpiego per tutto il personale coinvolto nella ristrutturazione.</p>
<p>3) Settore operatività (esercizio)<br />
Per ricondurre il settore operatività (formazione/addestramento/ esercitazioni/mantenimento/dei mezzi/infrastrutturale) a livelli accettabili bisognerà agire in due direzioni. Poiché in questo settore il rendimento della spesa è fornito dal rapporto tra le risorse disponibili e le strutture su cui ripartire le risorse, per aumentare l’efficacia bisogna migliorare questo rapporto agendo sia sul numeratore che sul denominatore.</p>
<p>Quindi è necessario accrescere il numeratore attraverso il recupero di risorse dal settore personale, ma anche, nel breve-medio termine, ridurre il denominatore, cioè il dimensionamento delle strutture, centrali e periferiche.</p>
<p>In particolare nel settore delle strutture si ridurrà il numero delle basi, caserme ed enti contraendo la presenza territoriale su un numero più ristretto di poli di presenza ed unificando per quanto possibile le diverse funzioni (formativa, territoriale/operativa, logistica) che oggi sono molto ramificate sul territorio, questo per tutte le componenti dello strumento (terrestre, marittima e aerea) in un’ottica joint.</p>
<p>In questo settore molto complesso, gli studi di dettaglio sono in corso ma l’obiettivo minimo è quello di una progressiva ma celere riduzione strutturale del settore dell’ordine del 30% nell’arco di un quinquennio o poco più.</p>
<p>Ciò consentirà anche un importante piano di dismissioni di immobili ed infrastrutture,quale contributo alla ristrutturazione della Difesa e come concorso al  più generale risanamento finanziario del Paese.</p>
<p>4) Capacità operative/settore investimento<br />
Se da un lato è necessario ricapitalizzare le risorse destinate all’investimento avvicinando il settore ad una percentuale più virtuosa del 25% del budget, dall’altra è evidente che per modernizzare lo strumento operativo con le ridotte capacità finanziarie disponibili, è necessario ridurre le ambizioni dello strumento operativo stesso, che dovrà essere più piccolo ma operativamente più efficace. Quindi meno unità, meno piattaforme, meno mezzi, ma tecnologicamente più avanzati, realmente proiettabili ed impiegabili e sostenuti da più risorse per l’operatività (esercizio). In sostanza uno strumento più piccolo ma con maggiore qualità e quindi capace di esprimere in realtà una operatività più qualificata rispetto all’attuale.</p>
<p>Per la componente terrestre, si ridurranno le brigate di manovra da 11 a 9, la linea dei mezzi pesanti (carri e blindo), la linea degli elicotteri e un numero significativo di unità per il supporto al combattimento (unità di artiglieria) e logistiche. Per la componente marittima si contrarranno le linee delle unità di altura e costiere (i pattugliatori per esempio si ridurranno da 18 a 10), dei cacciamine e dei sommergibili (da 6 a 4). Per la componente aeronautica si contrarranno le linee degli aeromobili per la difesa aerea e dei velivoli della linea aerotattica.</p>
<p>Per la crescita qualitativa e tecnologica dello strumento si procederà a migliorare la componente C4I (Comando e Controllo, Comunicazioni, Computer, Informazioni) e le Forze Speciali, ad acquisire capacità cyber, a digitalizzare le unità di manovra terrestri, a modernizzare le linee navali aeree ed elicotteri, e a potenziare la capacità ISTAR (Intelligence, Surveillance, Targeting Acquisition and Reconnaissance), fondamentali per la situational awareness terrestre, marittima ed aerea e sempre più richieste dalla NATO e dall’Unione Europea.</p>
<p>Detto questo, non posso non fare un riferimento al programma più citato, cioè il JSF (Joint Strike Fighter).</p>
<p>La realtà è la seguente. La componente aerotattica è una elemento indispensabile di ogni strumento militare significativo (questo vale per tutti gli strumenti dei paesi europei ed atlantici di rilievo).</p>
<p>Uno strumento militare privo della componente aerotattica è uno strumento incompiuto, e quindi inefficace in qualunque contesto operativo (vedi Kosovo, Afghanistan, Libia ecc.).</p>
<p>Una componente aerotattica operativamente e qualitativamente significativa è quindi una esigenza operativa indispensabile ed irrinunciabile. Oggi la componente aerotattica dello strumento militare comprende velivoli quali AMX, TORNADO e AV-8B per un complesso di circa 160 velivoli distribuiti su tre linee operative.</p>
<p>Questi velivoli nell’arco dei prossimi quindici anni usciranno progressivamente dalla linea operativa per vetustà. E’ un fatto di età anagrafica, perché anche gli aerei vanno in pensione ad una certa età e devono essere sostituiti.</p>
<p>La sostituzione delle linee aeromobili non si fa in un anno e neanche in dieci, bensì in un arco di almeno un quindicennio. Dieci anni fa e successivamente nel tempo, la Difesa ed il Parlamento decisero di ammodernare la componente aerotattica oggi formata da 3 linee diverse, attraverso un unico programma: il JSF, il miglior velivolo aerotattico oggi in via di sviluppo e produzione iniziale (anzi il solo), un aereo di avanzata tecnologia che è nei programmi di altri dieci paesi europei-atlantici (Stati Uniti, Regno Unito, Danimarca, Norvegia, Olanda, Turchia, Belgio) ed extra-atlantici (Giappone, Australia, Singapore) e che ci consentirà anche una importante semplificazione operativa con ricadute economiche positive sulla logistica.</p>
<p>È l’aereo che verrà costruito in migliaia di esemplari e che costituirà l’ossatura portante dell’interoperabilità aerotattica euro-atlantica nei prossimi trent’anni.</p>
<p>Quindi è una scelta che ha senso, operativamente perché ci consente di applicare un concetto JOINT a due Forze Armate, tecnologicamente, industrialmente, operativamente ed anche sotto il profilo della comunanza logistica.  Grazie alla lungimiranza di chi ci ha preceduto ed agli investimenti fatti (dell’ordine dei 2,5 miliardi di Euro), l’Italia si è posizionata nel programma quale secondo partner industriale dopo gli Stati Uniti. E’ quindi un potenziale tecnologico, industriale ed occupazionale unico su cui l’industria italiana del settore può puntare per predisporsi ad un futuro ancor più competitivo.</p>
<p>Quando entrò nel programma di sviluppo, all’inizio degli anni 2000, l’Italia si pose come obiettivo programmatico di riferimento un numero di 131 velivoli di cui circa la metà a decollo convenzionale e la metà a decollo corto e verticale.</p>
<p>Le risorse disponibili, ma anche la revisione in chiave riduttiva delle capacità operative sostenibili, suggeriscono di ridimensionare questi obiettivi programmatici.</p>
<p>L’esame fatto a livello tecnico ed operativo porta a ritenere come perseguibile da un punto di vista operativo e di sostenibilità un obiettivo programmatico dell’ordine dei 90 velivoli (circa &#8211; 40 velivoli), con una acquisizione per lotti, progressiva nel tempo e con una riduzione di spesa, rispetto a quella inizialmente preventivata stimabile dell’ordine di circa 1/3 degli oneri del programma, quindi una riduzione certamente significativa coerente con l’esigenza di oculata revisione della spesa.</p>
<p>In conclusione, la riorganizzazione che intendiamo condurre è finalizzata all’ottenimento di uno strumento militare di dimensioni più contenute ma più sinergico ed efficiente nell’operatività e pienamente integrato nel contesto dell’Unione Europea e della NATO, capace di esprimere e di sostenere capacità operative adeguate agli scenari di instabilità del quadro geopolitico e geo-economico.</p>
<p>La trasformazione richiederà, necessariamente, del tempo e stabilità programmatica. A tal proposito, il fattore determinante è rappresentato dal processo di riduzione del personale, al quale dobbiamo porre la massima attenzione e considerazione. E’ questa la leva strategica che consentirà di dare attuazione alla ristrutturazione dello strumento militare. Qualora si dovesse agire solo sul flusso dei nuovi reclutamenti e sul deflusso naturale per anzianità senza mettere in atto misure straordinarie di esodo del personale oggi sovradimensionato rispetto ai livelli di regime individuati come sostenibili, sarebbero necessari,  a legislazione vigente, circa venti anni, tempo che ritengo essere troppo lungo rispetto alla rapidità dell’evoluzione del quadro internazionale e della crisi finanziaria per poter produrre un reale rinnovamento.</p>
<p>Abbiamo studiato, pertanto, alcune misure – di cui ho dato i lineamenti essenziali che, se adottate, consentirebbero di avvicinarci significativamente agli obiettivi prefissati nell’arco del decennio.</p>
<p>Per attuare tali misure, è indispensabile, però, l’ampio sostegno del Parlamento a questa ristrutturazione presentata dall’Esecutivo e particolare attenzione alle esigenze del personale militare e civile della Difesa..</p>
<p>A tal fine l’intenzione è di proporre al Parlamento l’adozione di una Legge-delega, nella quale potranno essere messi a sistema tutti i necessari interventi normativi, in un quadro unitario e razionale, coerente con le esigenze di risanamento delle finanze pubbliche, di attenzione al personale e con le necessità di tutela degli interessi nazionali e con il quadro degli impegni internazionali.</p>
<p>Abbiamo poco tempo davanti a noi per avviare questa importante – e vorrei dire epocale – revisione del Sistema Forze Armate. E’ una revisione strutturale profonda che per ampiezza, incisività ed impatto sul sistema non ha riscontro con nessun’altra revisione finora fatta. Per attuarla occorre una ampia condivisione e, ripeto, una particolare attenzione nei confronti del personale che ne verrà affetto.</p>
<p>Non pregiudichiamo questa opportunità da troppo tempo attesa e al contempo diamo a questo settore strategico già significativamente penalizzato negli ultimi anni, una prospettiva di stabilità programmatica di medio-lungo termine: se non aumenti, almeno stabilità e riforme incisive per il bene delle Forze Armate italiane e del loro futuro, in una prospettiva sempre più europea ed atlantica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Audizione del Ministro – 15 febbraio 2012 Senato della Repubblica</p>
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		<title>Legge elettorale, salviamo il bipolarismo</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 20:29:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La questione della legge elettorale è divenuta materia di confronto politico anche dopo la bocciatura del referendum da parte della Corte Costituzionale. Ciò significa che si tratta di un problema che i partiti considerano importante per la governabilità del Paese, per la scelta dei parlamentari e soprattutto per la definizione delle prossime alleanze politiche. Con &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.giuseppeesposito.it/2012/02/14/legge-elettorale-salviamo-il-bipolarismo/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/images12.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2682" title="images" src="http://www.giuseppeesposito.it/wp-content/uploads/images12-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La questione della legge elettorale è divenuta materia di confronto politico anche dopo la bocciatura del referendum da parte della Corte Costituzionale.<br />
Ciò significa che si tratta di un problema che i partiti considerano importante per la governabilità del Paese, per la scelta dei parlamentari e soprattutto per la definizione delle prossime alleanze politiche.<span id="more-2681"></span><br />
Con la formazione del governo Monti, i partiti hanno dovuto prendere atto della fine di un’epoca in cui hanno governato alternativamente alleanze di sinistra e di destra con risultati non completamente soddisfacenti.<br />
Nonostante l’introduzione del bipolarismo e della scelta delle coalizioni di governo da parte dei cittadini, il sistema ha dimostrato di non garantire appieno la governabilità e la stabilità dei governi.<br />
L’alleanza di centrodestra ha potuto beneficiare del vantaggio della forza della leadership di Berlusconi, ma sia la destra che la sinistra hanno dovuto prendere atto dell’impossibilità di governare con alleanze politiche sia pure garantite da un forte premio di maggioranza. Dopo la crisi del governo Berlusconi e la formazione di un governo tecnico, si è esaurita una fase e se n’è aperta un’altra, in cui si pone il problema di superare una grave crisi economica e di tenere insieme quelle forze politiche che guardano agli interessi dell’Italia.<br />
Questa fase politica non sarà necessariamente breve e perciò si pone il problema di riformare le istituzioni e dunque anche la legge elettorale.<br />
Se il Pdl e il Pd riusciranno ad andare oltre storiche divisioni politiche mettendo al centro il superamento della crisi del nostro Paese, allora diventerà necessario prevedere un allentamento dell’attuale premio di maggioranza, mantenendo dunque un sistema bipolare imperniato sulle due principali forze politiche del Paese e mettendo all’angolo di fatto le frange estremiste che hanno impedito finora, più a sinistra che a destra, le riforme necessarie al Paese, anche e soprattutto quella istituzionale che possa garantire maggiori poteri all’esecutivo.</p>
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